Teatro II

INEDITI

NOI, UOMINI D’ONORE 1969

La vicenda è ambientata in una non definita località pugliese di inizio secolo. Le situazioni, i personaggi, le allegorie,il linguaggio poetico richiamano la tradizione spagnola di un teatro in cui tutto si trasforma in “ EPOS”.

Stralcio…

Quadro I

Una strada poco illuminata in un paese agricolo meridionale di inizio novecento. Un carretto parcheggiato vicino al marciapiedi: Due fidanzati al buio nascosti dal carretto.

Angelina: Oggi mio padre è tornato nero dalla campagna

Savino: Perché! ha saputo?

Angelina: Si, ha saputo e non vuole acconsentire. Dice che tu sei un buono a nulla ed io una puttana a darti retta

Savino: Un giorno o l’altro …. ( con rabbia)

Angelina: Non odiarlo. Lui pensa di far bene per il mio avvenire ma io ti amo qualunque cosa egli dica.

Ora dobbiamo trovare il modo di incontrarci in un posto sicuro.

Mi ha minacciato di pestarmi se mi trovasse in giro la sera

Savino: Dove possiamo incontrarci?

Aspetta, nella stalla di mio zio: la mula non ci tradirà. Si, così è meglio. Tu lo sai dov’è, nell’altra strada. Ci vedremo domani sera alle sei

Angelina: Io, invece, ho pensato di incontrarci a casa della nonna anche la sera tardi: Anzi, meglio la sera tardi

Savino: E tua nonna!?

Angelina: Non ti preoccupare. Non le dirò niente, non saprà mai niente. Io dirò a casa di voler andare a dormire dalla nonna giacchè è molto tempo che non fa che chiedermelo, ed i miei me lo permetteranno.Lei va a letto presto, massimo alle otto. Tu vieni verso le undici. A quell’ora anche i vicini dormono. Avvicinati alla porta e spingi. Se è aperta vuol dire che puoi entrare; se resiste vuol dire che per una ragione qualsiasi non è possibile incontrarci.

Savino: Angelina, Angelina mia, che posso darti in cambio per questo tuo amore?
Ho un pezzo di terra e sto raschiando con le unghie la gramigna e col piccone sto scavando fossi per la vigna. Lì sto seppellendo la mia pelle e con essa tutte le speranze.
Questo io ti do, speranze, piante di speranze

Angelina: Dai loro rami penderanno un giorno i frutti del nostro amore – si abbracciano e si baciano con passione -

Savino: Allora domani sera alle dieci
Angelina: No, sarà meglio dopodomani …
…Continua

CONTESTAZIONE 1971

Atto unico ambientato in un’aula universitaria occupata da studenti. E’ il condensato dei sentimenti, idee, valori, di una generazione che ha messo in crisi il vecchio mondo borghese e marxista.

Stralcio…

ATTO UNICO
Nell’aula sesta dell’università di Pavia piena zeppa di studenti. Al centro una pedana di legno investita da un fascio di luce mentre tutto il resto rimane in penombra. Lo scoppio della bomba alla Banca dell’Agricoltura è l’argomento su cui devono dibattere studenti ed oratori che, sono sempre studenti ma che, nella finzione, interpretano le prese di posizione dei vari schieramenti politici. Tra il rumoreggiare del pubblico sale sulla pedana il primo oratore

Ferrari: La rappresentazione sta per iniziare. L’argomento è la strage alla Banca dell’Agricoltura.. State calmi e non v’incazzate quando i nostri compagni che hanno preparato questa messinscena inizieranno a parlare. Ciascuno cercherà di rendere al meglio tutte le posizioni politiche e dirà cose ripugnanti come ripugnante è la politica che subiamo. Alla fine dibatteremo. Tutti potranno prendere la parola con un’alzata di mano. Se fate meno casino ed un po’ di silenzio può venire in pedana Ambrosini

Ambrosini sale sulla pedana mentre Ferrari va a sedersi tra gli altri studenti

Ambrosini (con tono da politicante): Colleghi, prima di dare inizio alla discussione propongo un minuto di raccoglimento per i fatti alla Banca dell’Agricoltura

Si sente qualche timido grido di dissenso, poi tutti si alzano e restano in sincero raccoglimento per un minuto

Ambrosini: E’ stato, l’episodio di ieri, una chiara manifestazione della strategia di gruppetti di anarchici che sarebbe bene definire semplicemente criminali con lo scopo di indebolire lo stato di diritto e la democrazia nel nostro paese. La democrazia non può prescindere dalla legalità democratica, vale a dire di una libertà garantita da leggi forti che tutelino la incolumità di tutti i cittadini. La democrazia e la libertà si fanno concretezza nella legalità. Guai ai popoli che dimenticano queste verità elementari. Le ideologie democratiche non possono prescindere da tali fondamentali concetti, se vogliono conseguire una vera emancipazione sociale delle classi subalterne. Non con le bombe si realizzano le conquiste civili; non con la violenza che è contraria al sentimento della vita, un valore fondamentale, ma con il dialogo e con la buona volontà…
…Continua

BORGO TICINO 1972

E’ uno spaccato del mondo della prostituzione ambientato a Pavia.

Stralcio…

QUADRO I
In una stanza a piano terra in cui si accede da un cortiletto fangoso arredata con pochi mobili. In un angolo una stufa a kerosene con attaccato alla canna fumaria uno stendi panni. Nel centro un tavolo coperto da un tappeto di cotone sfrangiato, logoro ed unto; addossato ad una parete un divano letto con coperta di cotone fiorato, anch’essa sudicia. Sul divano Marta, una donna sui trent’anni gioca con una bimba di un anno.

Marta
Viene il lupo

che ti mangia

corri, corri

bel bambino

Porta il mantello

di una vecchia

per potersi

camuffare

Ecco che arriva

ecco che arriva

con la borsa

sotto il braccio

Ecco che arriva

ecco che arriva

vieni su

tra le mie braccia

La bambina si diverte e ride. Si sente bussare alla porta

Marta: Oggi non lavoro

Ignazio: Vieni ad aprire. Sono Ignazio

Marta va ad aprire la porta lasciando la bambina sul divano. Ignazio entrando la spintona

Ignazio: Oggi non si lavora e si canta, si fa festa. Ma è il tuo onomastico o il compleanno? Non mi ricordo. Potevo mandarti una torta, dei fiori se l’avessi saputo. Sono andato a Torino a vendere un po’ di merce, avevo della grana, potevo farti un bel regalo

Marta (secca): Nessuna ricorrenza

Ignazio: Che ricorrenza? Non ho sentito (le dà uno schiaffo da farla finire sul divano). Se non ti ho trovata in viale Trieste è perché ci dev’essere una ricorrenza importante, molto importante, perché non puoi permetterti il lusso di questo genere. Le rette per il collegio dei tuoi figli, la macchina, la pelliccia non vengono da sole, ed io costo, costo caro a chi si serve della mia protezione (e le dà altri schiaffi)
Così non mi sai dire niente, non parli. La lingua sempre pronta a tutto ti si è appiccicata al palato. Brutta puttana di una genovese, proprio davanti ai miei piedi dovevi capitare?
E parla (mentre continua a picchiarla), parla figlia di un cane

- la bambina piange, ma nessuno si cura di lei-

Marta (sempre con voce secca): Mi hanno avvertito che sono ricercata dalla polizia per la diffida. Qui, da sola non potevo lavorare con tanti farabutti che vanno in giro a fregare donne come me. Perciò ho pensato di fare festa

Ignazio: Balle. La polizia non cerca nessuno, tanto meno te. Sono un loro confidente e non possono farmi brutti scherzi. Loro mi pagano, si, mi pagano pure loro, e vuoi che si preoccupino di te con tante baldracche che battono in viale Trieste e sul lungo Ticino?

Marta:Non cercano solo me. Ho saputo che c’è in ballo una denuncia contro di te per sfruttamento. Se andavo in viale Trieste e tu venivi a cercarmi potevano fregarci entrambi

Ignazio: Storie, storie. Chi ti ha raccontato queste sciocchezze? E’ mai possibile che tu creda a tutto quello che ti dicono? Una denuncia contro di me. Chi vuoi che possa farmi una cosa del genere! Sanno tutti che con me si scherza poco ed i conti li regolo in fretta

Marta: Pippo, l’amico di Tina, mi ha detto che qualche giorno fa Riccardo andò in questura a sporgere denuncia contro di te. Nella denuncia pare che ti abbia accusato di sfruttamento nei miei riguardi e di istigazione alla prostituzione della sua convivente. Pare che la denuncia l’abbia fatta per toglierti dai piedi

Ignazio: Ma com’è possibile, dopo che ho tenuto in casa tutti e due per tanto tempo a sbafarsi alla mie spalle? Questa è bella. Eppoi non ha cercato lui stesso di avviare la sua donna con i suoi stessi amici? Non mi ha chiesto lui di aiutarlo perché, diceva, non era pratico?
Non è possibile, non ci credo

- si sente bussare alla porta -

Ignazio: Chi è?

Amici

Ignazio apre la porta. Sono fuori il maresciallo con due poliziotti in borghese

Ignazio: Buona sera, maresciallo. A che devo l’onore di questa visita?

Maresciallo: Devi venire con noi

Ignazio: Perché? Non posso, sono stanco

Maresciallo: Già, sei stanco. Il viaggio ti ha stancato con la nebbia sino a Torino e ritorno: un brutto viaggio

Ignazio: Ma che dice! a Torino, Ma quando mai!

Maresciallo: Non fare il furbo. Ho un mandato di cattura che ti avrei notificato fra qualche giorno se fossi stato meno furbo. Ho saputo da altri chi ha fatto il furto dei quadri che tu sei andato a piazzare a Torino. Evidentemente hai cambiato idea sulla nostra amicizia

Ignazio: Ma non è vero. E’ gente che mi vuole male. Non creda , signor maresciallo. Sono calunnie, sì, sono vere calunnie

Maresciallo: Prenditi la valigia ed andiamo. Per ora non si tratta di quadri ma di istigazione alla prostituzione di Lella Bersani, e di sfruttamento di Marta

Ignazio: Io istigare Lella! Ma se quella è nata puttana. E’ vero, l’ho tenuta in casa con Riccardo. Tutto qui. E con questo si va dentro? Ecco che ti fanno gli amici, prima ti sfruttano, poi ti denunciano (rivolto a Marta) Metti un po’ di biancheria ed un paio di vestiti.

(Marta prepara la valigia. Ignazio prende in braccio la bambina e le da un bacio, poi dà un bacio a Marta e presa la valigia esce accompagnato da maresciallo e dai due poliziotti che salutano Marta con un rispettoso “buona sera”)…
Continua…

LA NOSTRA PELLE 1978

Una famiglia allo sfascio e i figli vittime inutili ed innocenti sono espressione della gioia e della disperazione dell’esistere

Stralcio…

QUADRO I

La scena si svolge all’interno di una abitazione – studio di uno scultore. Su qualche tornio abbozzi di sculture in creta ed in gesso

Artista: La mia forza

nei pensieri inespressi

nelle ansie che potevano pure esplodere

e dare vita

Torno così

con le mani stanche

che modellarono maschere

volti esterrefatti

corpi svuotati di ogni carnalità

bestie fameliche dove la rabbia ferina

era rimasta sdentata

Torno

mortificato nelle mie ossa rotte

a voler dire

le cose che non feci

perché non mi diedero il tempo

Ritorno

mortificato nel mio corpo disfatto

come le attese

maternità avvizzite

senz’anima e speranza

a ripetere

la mia gioia di esistere

la mia disperazione di esistere

Ritorno

incanutito dal tempo

a chiedervi di assistere

alla mia storia

che può essere di voi tutti

Appare sulla scena, tenuta in ombra finora, un giovane avvocato…

EDITI

STABAT MATER DOLOROSA 1979

Questo lamento funebre è dedicato a tutte le vittime del dovere che negli anni della confusione politica ed ideologica, seppero sacrificare la propria giovane esistenza per un ideale di Patria in cui pochi credevano; a tutte le mamme che abbraciarono i corpi senza vita di figli partiti con un cuore pieno di speranze; a tutte le spose che videro distruggere il proprio amore; alle gente del sud che ha offerto il massimo contributo di vite umane negli anni del terrorismo.
Sandro Gros-Pietro così si esprime: “…Autore dalla concezione profondamente religiosa, Mauro Crocetta trasmette al pubblico una tensione veritativa dell’assoluto, che non è propriamente una professione di fede, ma che assume, invece, le forme della seduzione per la verità e per la bellezza, come sviluppo del teorema centrale della poesia crocettiana: le radici profonde della bellezza ristanno nella verità rivelata dell’assoluto e, quindi, della vita che va oltre la vita.”

Stralcio…

Si accosta al corpo dello sposo

Bianca la fronte

ed il viso

chi ti rubò

il sorriso

chi la vita

trasse

dal tuo corpo!

Occhi serrati

al giorno

nella notte

ora riposi

tra le braccia

della morte

Perché fuggisti

mio sposo!

Braccia

che mi cingeste

molli

cadenti ai piedi

della madre dolorosa

I suoi lamenti

non senti

il mio strazio

non ascolti

Mi dicesti

torno

torno dal continente

con i risparmi

in tasca

per sposarti

Dal continente

torni

ma la porta

ha un fregio nero

non suonano

musica allegra

ti accompagneranno

al cimitero…

Continua…

pubblicato su: Vernice Anno IV n. 11/12 ed. Genesi, Torino 1999

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